Intorno al giallo di Salvatore Amenta

di Annalisa Stancanelli

Tentiamo di conoscere meglio questo professore di matematica sui generis, amante della poesia e del dialetto, scrittore di teatro, brioso ed effervescente nel carattere come nella scrittura.
Quali libri legge abitualmente?
lo amo leggere e tanti sono i libri e gli autori che apprezzo. Tra le letture di questi ultimi anni i primi autori che mi vengono in mente sono Isabel Allende e Paulo Coelho per quanto riguarda la letteratura straniera e Andrea CamilIeri e Umberto Eco fra gli italiani senza parlare dei classici, sempre attuali, come Pirandello. Non mi dispiacciono le raccolte di poesie di Jacques Prévert o Pablo Neruda che amo leggere anche nella lingua originale.
Come nasce questo romanzo?
Ho sempre amato i gialli. Ne ho letti tantissimi da giovane (George Simenon, Agatha Christie, Arthur Conan Doyle) e ultimamente ho scoperto Camilleri e ho trovato divertente la lettura dei suoi libri (li ho letti quasi tutti) e mi dispiace che si parli solo dei gialli con Montalbano perché lo scrittore agrigentino ci ha dato altri libri forse meno conosciuti ma molto interessanti (Biografia del figlio cambiato, Il re di Girgenti, Voi non sapete).
Si è capito che Camilleri non mi è indifferente? Mi è piaciuto subito il suo stile anche se ritengo che le dosi di dialetto nei suoi romanzi siano eccessive pur essendo altrettanto convinto che è stato principalmente questo suo linguaggio a decretarne il successo. Confesso che mi ha influenzato nello scrivere anche se ho cercato di esprimermi in uno stile decisamente più sobrio.
Eh sì, si era capito, tuttavia è vero, la lettura del suo romanzo scorre più facilmente grazie a una prosa dialettale meno serrata; l'aria di Cannizzuolo, poi, ricorda forse Vigata? E, mi scusi, dove si colloca Cannizzuolo?
Non so se nel mio libro si respiri l’aria di Vigata perché personalmente non sono mai stato a Vigata, però assicuro che l'aria di Cannizzuolo è aria salubre di collina, da respirare a pieni polmoni, nonostante corna, pettegolezzi e contraddizioni.
Cannizzuolo si chiama il paesino... forse perché potrebbe geograficamente collocarsi tra Canicattini e Palazzolo!
Il suo primo giallo è stato molto apprezzato, quel titolo poi... Quando scriverà il secondo?
Non ho intenzione di scriverlo, l’ho già scritto! Dovrò lavorarci ancora per alcuni mesi perché va rivisto e corretto ma uscirà quasi certamente nel 2009.
È un’altra storia dove saranno presenti alcuni personaggi come il professore Santacroce, Santino, Michelina, il maresciallo Castelli con i suoi carabinieri, primo fra tutti Spanò.
A chi si è ispirato per i suoi personaggi? Sono così genuini… a qualche abitante di Canicattini forse...
Questa domanda è proprio bella!Se ci fossero veramente delle persone reali che mi hanno ispirato i vari personaggi e io lo rivelassi farei concorrenza a Spanò che verrebbe subito rimosso dal romanzo per fare posto a me. Non esistono nella realtà simili personaggi, ma ne troviamo tanti che ci sfiorano ogni giorno e che hanno qualche caratteristica dell'uno o dell'altro senza che svolgano necessariamente lo stesso lavoro o vivano vicende simili. Basta osservare e, dietro un viso o una frase, ci costruisci un intero capitolo grazie alla fantasia che ti permettere di aggiungere ogni cosa a tuo piaci mento e ti permettere di mescolare a ciò che vedi e a ciò che sai tutto quello che vuoi.
Ha incontrato difficoltà per la pubblicazione come ogni autore esordiente?
Come mai ha scelto la Boopen?

Il primo sogno è stato quello di contattare una grossa casa editrice, ma dopo diverse telefonate senza risposta e la prospettiva di spedire un manoscritto per leggere dopo un anno una risposta scontata con frasi del tipo “pur essendo interessante non rientra per il momento nei nostri progetti editoriali”, ho deciso di pubblicare con una piccola casa che però non mi dà ancora garanzie sulla distribuzione nelle librerie perché preferisce vendere direttamente sul web.
Tornando al romanzo, lei lo sa vero che Spanò, carabiniere, è preciso a Catarella poliziotto? Che dice Spanò?
Spanò non riesce ancora a capacitarsi di tutto questo interesse nei suoi riguardi. Lui, da carabiniere ligio al dovere, pensa solo al lavoro e, nonostante il successo ottenuto con il libro, continua a tenere i piedi per terra. Ha solo un cruccio: perché alla sua età è ancora appuntato mentre alcuni colleghi più giovani sono già brigadieri?
A chi gli chiede se ha fiducia nei suoi colleghi risponde sempre che lui ascolta solo il maresciallo Castelli, che è persona perbene, mentre non si fida mai degli altri perché cercano di sfotterlo. Si fida solo del maresciallo e dell’Arma che, come si sa, è “nei secoli fedele”.
“Se mi è concesso” dice ancora Spanò “voglio fare un chiarimento una volta per tutte. Ci sono tanti che mi paragonano al Catarella di Montalbano. Io ci tengo a precisare che noi carabinieri siamo i primi in tutto, anche quando combiniamo... Si era mai sentito, prima di Catarella, di un poliziotto che si comportava stranamente? No! Invece di carabinieri strani ce ne siamo tanti al punto che ci hanno fatto anche i libri con le barzellette e allora basta con questa storia che io somiglio a Catarella, caso mai è lui che somiglia a me. E anche qui ci ho messo il dilemma o io somiglio a lui o lui somiglia a me! E questo dilemma è già risolto.
Se mi è permesso vorrei anche aggiungere che, e non lo dico per vantarmi, i dilemmi li trovo solo io perché in tutta l’Arma non c’è un altro carabiniere semplice o graduato che ci capisce di dilemmi.

 

IN ESCLUSIVA PER INOUT

 

 

 

 

 

DIALOGANDO CON SPANO'

Castelli: «Spanò. È da un po’ che ti vedo strano. Mi chiedi spesso di uscire per prendere un caffè. Ma che ti succede?».
Spanò: «Maresciallo, a lei ce lo posso confidare. È successo che ho conosciuto una signorina!».
«Auguri, allora. E chi è questa ragazza?».
«Si chiama Mirella e fa la cassiera al bar Trinacria, però è anche la figlia del proprietario».
«Ora capisco».
«Lo sapevo che lei capiva subito. Lei è come me, le cose le capisce al volo. lo lo sa come l’ho capito che a Mirella ci piaccio?».
«No, dimmi».
«Ogni volta che vado al bar lei mi dice sempre: “Ciao appuntato, lo sa che quando arriva al bar mi sento più protetta?”».
«E ci scommetto che ti offre anche il caffè».
«No, questo non ce lo posso permettere e ce l’ho anche detto perché quando un carabiniere è in servizio non può accettare neanche un caffè».
«Sempre perfetto Spanò, fino in fondo».
«Giusto maresciallo. E siccome sono un gentiluomo, sono io che ci offro il caffè a lei e ogni tanto insisto per regalarci anche un vassoio di cannoli».
«Regali i cannoli alla figlia del proprietario del bar? E lei che dice?».
«Che mi deve dire? Mi dice grazie perché è una persona educata e, siccome è rispettosa della legge, mi fa pure lo scontrino».